top of page

Democrazie afflitte da metastasi burocratica

Da almeno 25 anni la Politica in Italia, e in quasi tutti i Paesi sviluppati, arretra cercando di appaltare il lavoro "sporco" ad altri soggetti: comitati, tecnici, funzionari pubblici.

Lo Stato democratico italiano ha perso da molto tempo la sua capacità di fare. E’ ormai
lontana l’epoca della ricostruzione post-bellica e del miracolo economico. In quei tempi realizzò
grandi opere come l’Autostrada del Sole, in tempi ragionevoli e a costi contenuti; in quel periodo
l’industria pubblica era un fiore all’occhiello del made in Italy. LONTANO RICORDO. Ora
l’Italia rischia di non riuscire a spendere presto e bene qualche centinaio di miliardi di fondi
europei, cruciali per sfide strategiche come la modernizzazione del fisco e della giustizia civile, la
digitalizzazione e la conversione a un’economia postcarbonica.
Lo Stato italiano è diventato un pachiderma che blocca e rallenta le decisioni. Più il burocrate è
scadente più è invasivo, prepotente, ai limiti dei comportamenti sociopatici. Ma per quanto la
burocrazia italiana sia in fondo alle classifiche dell’efficienza tra i paesi ricchi, molti altri
non stanno veramente meglio di noi. Ricordate la saga del nuovo aeroporto di Berlino?
Accumulò enormi ritardi e poi fu colpito da sconcertanti problemi tecnici all’inaugurazione. Per
quanto riguarda gli Stati Uniti, chi pensa che abbiano una burocrazia efficiente è rimasto fermo a
un ricordo di altre epoche.
Xi Jinping gongola e si convince della superiorità del suo sistema quando vede in cima ai nostri
problemi proprio questo: non riusciamo più a decidere grandi piani per il futuro e a realizzarli
con la velocità che sarebbe necessaria. Tutto è lento, complicato, talvolta impossibile. La sfiducia
dei cittadini nelle liberaldemocrazie si spiega anche così. Un sistema politico, del resto, non
viene giudicato solo su valori astratti; la pagella quotidiana dei cittadini è legata ai risultati visibili
dell’azione di governo oltre alla giustizia e all’equità sociale. Questa azione, con rare eccezioni, ci
delude o ci irrita. Tanto più che rispetto agli anni Sessanta lo Stato – in tutto l’Occidente – è
diventato elefantiaco, spende troppo e ci costa molto di più.
Certo, Xi Jinping ha le mani libere: programma a lungo termine e realizza, non come succede nel
Mondo libero. Ma ha poco da gongolare. Per contro, il cosiddetto Mondo libero (Europa, Nord
America, Giappone, Australia), con solo un miliardo di abitanti sugli otto dell’intero pianeta,
realizza più dell’80% dei brevetti tecnico-scientifici concentrando nelle sue mani la stragrande
maggioranza della creatività globale traducibile in realizzazioni di ogni tipo. In conclusione,
quindi, la libertà inibisce il decisionismo, ma la libertà favorisce la creatività.
Come l’Italia o la Germania, anche l’America ha bisogno di investire nella propria
modernizzazione, a cominciare dalle infrastrutture. Biden, ad esempio, ha molti fondi
disponibili (ca.1.200 Mld $), grazie a una legge varata dal Congresso, ma riuscire a spenderli
presto e bene è un’ardua scommessa. Agli italiani può sembrare strano veder paragonare il proprio
paese agli USA su terreni come le lungaggini dei permessi per aprire i cantieri, l’assurda
complessità delle regole che sembrano scritte da sadici, gli ostacoli che rallentano o bloccano le
grandi opere, la tendenza delle ditte appaltatrici a gonfiare i costi finali sforando tutti i preventivi.
L’elenco delle cause di questo immobilismo non si ferma agli studi d’impatto ambientale, le
motivazioni sono varie e concatenate fra loro. L’amministrazione pubblica è sempre meno
capace, sia a livello locale sia centrale, di seguire con efficienza e celerità i processi
d’investimento. Le normative sono sempre più complesse e offrono appigli infiniti a chi ha
qualche ragione per voler bloccare un cantiere mettendo in piedi “comitati-contro”, ricorrendo al
TAR o alla Sovrintendenza. Il decadimento burocratico porta sia i governi locali che quelli
centrali ad affidarsi a eserciti di tecnici e consulenti esterni (in Italia il fenomeno è aggravato
dall’incompetenza estrema dei rappresentanti del popolo). Cresce così un’industria del
parassitismo legale, che succhia risorse senza velocizzare i progetti. I consulenti strapagati
hanno un’unica funzione: garantire ai burocrati di non essere perseguibili per qualche
errore legale. Il sottobosco delle ditte appaltatrici ha spesso l’ultima parola, perché i suoi lobbisti
sono ancora più abili delle squadre legali assoldate dai governi.

La burocrazia è invasiva anche in un settore che consideriamo giustamente un fiore
all’occhiello delle società occidentali: l’università e la ricerca scientifica. Un bravo scienziato
o un ricercatore con cattedra oggi devono impiegare una parte considerevole del proprio tempo a
compilare documenti per sovvenzioni senza le quali si bloccherebbe il proprio operare.
Mezza America e mezza Europa pensa che la risposta a questo decadimento la possa e la
debba dare solo lo Stato. Ma quale tipo di Stato? Quello che con la finalità di impedire gli
eccessi speculativi o la difesa dei risparmiatori genera una mole di norme farraginose che
arricchiscono solo gli studi legali?
Se lo Stato ha smesso di funzionare come una volta, potrebbe recuperare la vecchia vitalità
dal sodalizio con il mercato e la ricerca scientifica?
FORSE SI. La sfida del vaccino anti-Covid, a questo proposito, è stata strategica, data la
posta in gioco. L’esplosione delle piattaforme digitali per realizzare video conferenze ha
avuto una diffusione globale sia per il tele-lavoro che per la didattica a distanza
ammorbidendo molto i danni per le chiusure. La banalizzazione della realtà virtuale è, del
resto, a portata di mano in tutti i campi, anche nel commercio on line per comprare di tutto: per
acquistare abbigliamento e calzature on line, facciamo provare i prodotti a un avatar, dopo avergli
attribuito le nostre misure fisiche. Si può già decidere l’acquisto di un mobile, un arredo, una
cucina, simulandone il montaggio dentro la copia virtuale della propria abitazione. Per adesso
vediamo solo frammenti sparsi di quello che potrà diventare un metauniverso onnicomprensivo.
Possibile che con la rivoluzione digitale non saremo in grado di svecchiare e snellire
procedure e controlli indispensabili rimettendo in marcia una società efficiente, senza
scivolare nella rischiosa realtà della concentrazione e della sorveglianza?
Quando il capolinea comincia ad avvicinarsi, un sintomo inequivocabile è il sovrappeso di una
burocrazia soffocante, inamovibile, autoreferenziale. E’ una prova di vitalità irriducibile
sforzarsi di immaginare nuove strade per la rinascita dell’Occidente che sappia mettere a
frutto tutta la sua creatività e libertà.

®TommasoBasileo - 2024

bottom of page