FINZIONI di J.L.Borges: un vorticoso caleidoscopio di immagini
Con 'Finzioni' Borges ci fa saltare dall'esperienza pratica all'esperienza fantastica, in un batter di ciglia
Una straordinaria rilettura estiva che mi ha fatto venire voglia di un commento.
Credo che in “Finzioni” Borges, più che creare storie e personaggi, metta in scena
idee e immagini mentali, dando luogo a una sorta di funambolismo del pensiero astratto. I
protagonisti sono, di volta in volta, avvenimenti o frammenti di una storia, come accade quando
descrive Funes, l’uomo che ricordava tutto, ma non sapeva pensare, o la lotteria di Babilonia, che
non si sa se sia insignificante o onnipotente, o forse non esiste nemmeno, o la setta della Fenice,
che ha la funzione di tramandare un mistero che però nessuno conosce, o l’uomo che esiste solo
perché un altro lo sta sognando o, ancora, il personaggio che ha riscritto tale e quale tutto il Don
Chisciotte, senza averlo ricopiato, e che però è diventato qualcosa di diverso. O Tlon, un pianeta
immaginario, di cui esiste soltanto l’undicesimo volume di una enciclopedia che spiega come
questo luogo sconosciuto rappresenti una dimensione paradisiaca per cui tutto funziona
perfettamente, malgrado (o forse proprio perché) è l’inverso di quello che accade sulla nostra
terra; dove il tempo non esiste, dove forse tutto è già accaduto, dove l’universo è paragonabile
alle crittografie. Senza dimenticare che si tratta di racconti scritti con una lingua levigata e
scintillante: “Il cielo aveva il colore rosa delle gengive dei leopardi”.
Il gioco degli specchi è forse quello che caratterizza quasi tutte le invenzioni borgesiane.
Quando Borges ragiona sul fatto che non tutti i libri sono opere diverse di singoli autori e che
quindi, per certi versi, può esistere un unico autore che ha scritto tutto, oppure che tutti gli autori
possono aver scritto tutti i libri, ci fa capire che non solo la dimensione letteraria trasforma la
realtà, ma ci dà anche la possibilità di conoscere cose che l’esperienza non ci può dare. Borges,
insomma, ci permette di fare un salto dalla dimensione dell’esperienza pratica a quella
dell’esperienza fantastica.
E ancora, i falsi riferimenti bibliografici con cui Borges riempie il racconto ci dicono che
c’è sempre qualcosa di estraneo alla nostra quotidianità che ci può dare ugualmente elementi di
conoscenza. Leggendolo, ci rendiamo conto di vivere in un mondo molto elementare, banale;
mentre Borges ci permette di guardare al di là, di vedere quello che sta fuori dalla nostra
quotidianità, aprendoci nuove prospettive, visioni alternative, un intero universo di contenuti
inimmaginabili.
Come quel commediografo che, condannato a morte, chiede a Dio di avere un altro anno di
vita per finire il suo lavoro. E mentre è lì, davanti al plotone di esecuzione, con le pistole puntate,
che sta per morire, il tempo si ferma, e malgrado nel frattempo piova e ci sia vento, tutto rimane
immobile: il plotone, lo scrittore, l’ufficiale che deve ordinare il fuoco. Nella testa del
commediografo, lentamente, nell’intero anno, prende forma l’opera che si era riproposto di
scrivere, e quando arriverà alla fine, dopo aver modificato lentamente gli ultimi dettagli, l’anno
sarà trascorso: improvvisamente il plotone si rimetterà in movimento e lui sarà giustiziato.
Borges sembra voler mettere in scena una sorta di rifiuto della sostanza della vita. La
dimensione fantastica di Borges, diventa l’estremizzazione del possibile: tutto può essere
vero e tutto può essere il suo contrario. Infiniti elenchi, assurdi perché fatti di elementi che non
hanno motivo di convivere, spiegano la follia delle tassonomie e della ricerca di precisione. Per
Borges ogni forma di esistenza è insensata; esiste soltanto una circolarità del tempo, che ci
rivela come in realtà noi, pur muovendoci in continuazione, restiamo sempre nello stesso
posto. E la verosimiglianza dei personaggi che Borges inventa spiega quanto fragile e
insignificante sia l’ordine apparente del mondo in cui viviamo. In questi continui rovesciamenti
di prospettiva, in questi paradossi, Borges ci costringe a elaborare un universo nuovo; quasi
ci fosse un mondo parallelo nel quale entriamo leggendo i suoi libri, che ci allontata dalla
banalità del quotidiano.
Forse uno dei momenti più straordinari e più alti è la descrizione della biblioteca di Babele
dove c’è il libro che contiene la storia minuziosa dell’avvenire, le autobiografie degli arcangeli, il
catalogo fedele della biblioteca, migliaia di cataloghi falsi che naturalmente rovesciano la
prospettiva, la dimostrazione della falsità di quei catologhi, e anche la relazione, veridica, della
morte di ognuno di noi.