L’apocalisse può attendere?
La religione ambientalista è pauperista: addita il benessere materiale, il progresso e lo sviluppo tecnologico come i più gravi peccati dell'umanità.
La cultura ambientalista che oggi prevale in tutto l’Occidente, secondo Shellenberger, si è
trasformata in una nuova religione: falsi dèi per anime perdute. Insomma, una ricerca di
sollievo emotivo e di soddisfazioni spirituali.
Il Nuovo Paganesimo sarebbe un ritorno al panteismo dei primitivi: Dio è ovunque, Dio è tutto,
Dio è la natura. Questo approccio è cominciato lentamente, i suoi antenati storici sono il
Romanticismo tedesco e poi, già dagli anni Sessanta del Novecento, i fenomeni come la filosofia
New Age, i figli dei fiori, il salutismo estremo, l’attrazione verso le religioni ateistiche
dell’Estremo Oriente.
Per la sua natura, è del tutto logico che l’ambientalismo religioso adotti toni apocalittici,
annunci la fine del mondo, esiga pentimento, sacrificio, espiazione: tutti gli ingredienti tipici
di un movimento fideistico, magico e per nulla razionale, che fa presa su emozioni profonde.
Altrettanto tipico di una religione è il settarismo, l’intolleranza di cui è pregno: chi si discosta
dalle profezie apocalittiche, chi non aderisce all’imperativo del “panico” va demonizzato.
E GLI SCIENZIATI CHE COSA HANNO DA DIRCI SU TUTTO QUESTO?
Stephen Schneider, un climatologo della Stanford University scrisse immediatamente in Global
Warming: “Da una parte, come scienziati siamo eticamente obbligati a usare il metodo
scientifico. Promettiamo di dire la verità, tutta la verità, e questo significa che dobbiamo
esplicitare tutti i dubbi, le cautele, le obiezioni. Dall’altra parte, non siamo solo scienziati ma
esseri umani. Vorremmo vivere in un mondo migliore. Per questo lavoriamo a ridurre i rischi di
un cambiamento climatico potenzialmente disastroso. Per riuscirci è necessario un sostegno di
massa, ci serve catturare l’immaginazione dell’opinione pubblica. Questo a sua volta richiede di
conquistare visibilità sui media. E così ci sentiamo costretti a offrire scenari spaventosi, a fare
dichiarazioni drammatiche, semplificate, mettendo da parte tutti i dubbi che abbiamo”.
Quindi Schneider, oltre trent’anni fa nel 1989, chiarì a tutti che “il dilemma è tra essere onesti o
essere efficaci”.
Come disse Paul Watson il fondatore di Grenpeace, rivelando un pensiero che è comune a
molte religioni: “Non mi importa ciò che è vero, importa solo ciò che la gente crede sia vero”.
Questa deriva viene confermata da un altro scienziato illustre Daniel Botkin: “Alcuni colleghi
che condividono i miei dubbi sostengono che l’unico modo per costringere la nostra società a
cambiare è spaventare la gente con la possibilità di una catastrofe, e quindi è giusto e perfino
necessario che gli scienziati esagerino”.
Intendiamoci, nelle migliaia di pagine che condensano le conclusioni consegnate all’Ipcc
(Intergovernmental Panel on Climate Change) sotto l’egida dell’ONU, non c’è nulla che
giustifichi le tesi sull’estinzione di massa, sul disastro agricolo o sui “miliardi di morti” che
fanno parte del discorso apocalittico ricorrente. La conclusione è inequivocabile: la
temperatura media del pianeta sta salendo; una causa, non l’unica, di questo aumento siamo noi;
dobbiamo fare il possibile per frenare il riscaldamento. In questi documenti non si sostiene affatto
che le ondate di caldo estremo che colpiscono il pianeta non sono più frequenti di quanto lo
fossero all’inizio del Novecento. E ancora: non si sostiene che esiste un legame preciso tra il
cambiamento climatico e gli uragani o le siccità. I ghiacciai della Groenlandia non si stanno
sciogliendo più rapidamente oggi rispetto a ottanta anni fa.
INVECE, tra le varie strategie per far fronte al cambiamento climatico, la comunità scientifica
include sempre L’ADATTAMENTO, ossia tutto quanto si può e si deve fare per rendere le nostre
comunità capaci di sopravvivere in un clima più caldo.
L’adattamento, però, richiede investimenti, cioè ricchezza, cioè sviluppo economico. Basta
chiedere a Renzo Piano quanto è cambiata la progettazione degli edifici in termini di “resilienza”.
Solo la crescita economica può consentire alle grandi metropoli asiatiche o africane vicine alle
coste di proteggersi dall’innalzamento degli oceani. Anche i nuovi traguardi raggiungibili dalle
energie rinnovabili richiedono investimenti per l’innovazione tecnologica, quindi la mobilitazione
della ricchezza. Non c’è nulla di più pericoloso della povertà per rendere vulnerabili al
cambiamento climatico. Ma la religione ambientalista è pauperistica, descrive il benessere
materiale, il progresso, lo sviluppo come il peccato supremo dell’umanità.
Il Nuovo Paganesimo vuole una catarsi, impone dei riti collettivi di espiazione e di
autoflagellazione che con il sapere scientifico non hanno nulla a che fare.
Papa Francesco ha cercato il dialogo con i neopagani: la sua enciclica “Laudato si’” ha tentato
di usare l’ambientalismo di san Francesco applicandolo alla società moderna, per costruire un
ponte con la sensibilità delle nuove generazioni. E’ stato un gesto impegnativo, ma privo di
risultati. I militanti dell’ambientalismo non si sono convertiti in massa al cattolicesimo. La
versione cattolica non è competitiva con l’approccio radicale: la Dea Madre è più vicina
all’induismo o a certe religioni sciamaniche dell’Africa subsahariana. Papa Francesco paga lo
scotto che il cristianesimo è irrimediabilmente associato con la storia dell’Occidente, una
storia che i neopagani rigettano in blocco.
Tuttavia, prima o poi, chiederemo conto agli ultrà ambientalisti del perché abbiano concentrato il
loro attivismo, i loro sforzi, la loro protesta e il loro biasimo solo in Europa dove viene prodotto
l’8% delle emissioni di CO2 e in Nord America dove se ne produce il 15%. Sarebbe molto più
utile che dedicassero le loro preziose e giovani energie per protestare contro le emissioni
CO2 del colosso cinese che ha raggiunto il 30% del totale planetario o dell’India che ne
sviluppa il 17%. Noi europei, intanto, restiamo schiacciati in mezzo, strattonati tra le fughe in
avanti degli ultrà verdi e i riflussi negazionisti che vengono dagli strati sociali più colpiti sia dai
rincari energetici sia dai progetti di riconversione ecologica acelerata di interi segmenti
dell’economia.
Per carità, non vorrei essere fraiteso, il problema ecologico si fonda su dimostrazioni scientifiche.
Ma da tutte le certezze scientifiche vengono estratte convinzioni irrazionali che hanno a che fare
più con la manipolazione delle persone, per la raccolta del consenso politico che per la soluzione
del problema.
Chantal Delsol una importante studiosa francese delle religioni afferma nel suo ultimo saggio
“La fin de la chrétienté”: “L’ecologia è diventata una liturgia. E’ un catechismo. E’ un
dogma: chi osa dubitare è considerato un pazzo o un delinquente. I nostri contemporanei
occidentali non credono più all’aldilà o alla trascendenza. Il Sacro è qui: è il paesaggio...E’
un mondo incantato, la cui magia sta al suo interno, non in un aldilà ipotetico e
angosciante”.